Effetto Cielo

presentazione

Giorgio Rizzi



Anni fa cominciai a scrivere…
Non so bene come mai ma, ad un certo punto della mia vita, c’erano cosi' tante emozioni dentro di me che metterle sulla carta divento' l’unico modo per scaricare la mente e riuscire a vivere un po’ tranquillo.
Non immaginavo allora che questo fatto avrebbe in qualche modo cambiato la mia esistenza, perche' l’ultima delle mie idee quando cominciai a picchiettare sulla tastiera del computer era quella di scrivere qualcosa che un giorno sarebbe stata pubblicata, che avrebbe avuto un discreto successo, che avrebbe contribuito a fare dello scrivere una professione che ho svolto per anni, che allora era lontana mille miglia dalla mia mente.
Non sono mai stato molto incline all’arte e l’unica cosa che ho sempre apprezzato trovandomi di fronte a grandi capolavori e' l’incredibile abilita' tecnica di chi seppe ricavare dal marmo statue meravigliose, o dipingere quadri di grande realismo.
Mai ho considerato veritiere le parole di pittori che dissero di trarre ispirazione dalla tela bianca, o di scultori secondo i quali la statua era gia' nel marmo e attendeva solo di essere tirata fuori.
Tecnica, nulla di piu': sapienti colpi di martello sulla pietra, leggiadri tratti di pennello sulla tela, ma in fondo tecnica.
Perche' dovrei disegnare una Venere sorgente dalle acque se ho in mente di dipingere un cavallo al galoppo? Tecnica.
Scrivere un libro?
La stessa cosa: fantasia o ricordi, un po’ di grammatica, di sintassi e il tempo di incidere nella memoria del computer le proprie parole; questo voglio scrivere, questo scrivo. Tecnica.
Invece le parole del mio primo libro andarono giu' per loro conto e, solo una volta avuto tra le mani l’oggetto finito, riuscii a rendermi conto che il tutto aveva un carattere che forse lontanamente assomigliava al mio e che con un po’ di buona volonta' si poteva trovare un filo conduttore che unisse la prima parola all’ultima.
Capacita', forse, un po’ di cultura per usare i congiuntivi il meno italianamente possibile, ma sicuramente tecnica zero. Emozioni, questo si'.
Il mio primo volume, “L’Asso di Cuori”, e' nato cosi', con l’unico scopo di fare piazza pulita dal mio cervello di un carico di sensazioni.
Il caso, la fiducia di qualcuno e forse anche una certa qualita' dello scritto, hanno portato il libro nelle case di qualche migliaio di lettori, in due edizioni diverse e in una ristampa.
Ho pagato lo scotto del principiante, ho dato vita a qualcosa che mai avrei pensato di essere in grado di fare e mi sono presentato bello pimpante alla prima pagina di questo nuovo scritto, convinto che questa volta avrei saputo condurre le parole secondo la mia mente e confezionare un lavoro che finalmente riflettesse il progetto iniziale dell’autore.
Quale errore: fin dalle prime pagine “Effetto Cielo” si e' dimostrato un cavallo bizzarro che mi ha costretto a scrivere se, come e quando a lui faceva comodo.
Ho pigiato forte sul pedale dell’acceleratore per arrivare di corsa in ufficio e scaricare nel Mac idee che premevano dolorosamente sulle mie meningi per venire alla luce, ho saltato pasti perche' troppo era lo spasimo dello scrivere per pensare ai crampi dello stomaco.
Ho scritto alcuni brani mettendomi a nudo in maniera assolutamente integrale, certo che se alcune parole finiranno nelle mani sbagliate creeranno dei malumori.
Ho rubato ore al lavoro e per compensare ho lasciato che il lavoro rubasse ore alla mia vita, ho imprecato per ore e ore guardando lo schermo bianco, mentre la mente gemeva troppo piena e le dita, quelle maledette, non si mettevano in moto.
Ho imprecato ancora di piu' quando le dita, quelle maledette, non si fermavano mai, mentre la mente chiedeva un po’ di break.
Non parlo delle notti insonni; quelle non contano perche' io ho perso da anni la buona abitudine di dormire ed il tormento di una mente durante una notte insonne lo puo' comprendere solo chi lo ha provato.
Alla fine e' nata una nuova creatura.
E' saltata fuori quando si e' sentita pronta, ignorando le spinte dell’utero letterario di chi se ne sarebbe liberato prima molto volentieri; ha succhiato la mente dell’autore fino a che la cosa gli e' stata gradita e se ne e' pasciuta con ostentato piacere.
Se confermera' nella sua esistenza il suo carattere indipendente, temo che ne vedremo delle belle.
Di certo a me ha insegnato qualcosa: c’e' una statua che preme per uscire in ogni pietra del mondo, c’e' un quadro gia' disegnato in ogni tela bianca abbandonata in un negozio d’arte, c’e' un libro gia' scritto nell’hard disk di ogni computer.
Uno scultore, un pittore, uno scrittore altri non sono se non individui che in un flash della loro vita riescono a scorgere quella figura nella pietra, quell’immagine sulla tela, quelle parole sull’hard disk e se le imprimono bene nella mente.
Poi brandiscono il martello e picchiano sodo, o muovono un pennello con maestria o pigiano all’infinito sulla tastiera, ma in verita' non fanno niente di loro: sono strumenti, non attori.
Ci vuole una donna per mettere un figlio al mondo, ma una volta partorito, molto presto il pargolo vivra' di vita propria e vorra' andare dove meglio gli sembrera': si ribellera' alla madre, la deridera', qualcuno persino arrivera' ad ucciderla pur di essere libero.
Il corpo, quello che la madre ha pazientemente protetto per nove mesi nel proprio grembo, e' solo uno strumento per dare una sede ad una forma di pensiero che gia' esisteva chissa' dove e chissa' dove ritornera' quando i giorni del corpo saranno terminati.
Il pensiero no, quello non si fermera'.
Allo stesso modo uno scultore, un pittore, uno scrittore sono solo dei prescelti, spesso contro la loro volonta', a dare forma e vita a entita' che gia' aleggiano nel limbo della mente umana; sono madri fecondate con la violenza che portano in grembo una creatura che mai avrebbero immaginato di concepire, ma ora che c’e' non sanno astenersi dall’amarla, dal sentirla loro, dal seguirla apprensive nella vita.
Essere in qualche modo artisti puo' dare fama e ricchezza, ma la maggior parte di essi vivono solo il tormento della loro condizione, riuscendo persino a compiacersi di questo fatto.
Scriveva un grande cantautore, troppo presto scomparso: “e' bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra”.
In poche righe riassunti tormento ed estasi, fin troppo spesso appaiati in chi ha una mente che sa accogliere il pensiero.
Avevo ragione quando dissi di non essere uno scrittore, nonostante molti mi contestassero questo fatto: “Effetto Cielo” e' qui a dimostrarlo.
Avesse avuto una mano, o anche solo un dito per usare una tastiera si sarebbe scritto da solo; per sua disdetta le dita le ho io e quindi, siccome non sono capace di scrivere a comando solo per accontentare qualcuno, ha dovuto aspettare che il mio cervello tracimasse e che io avvertissi ancora una volta il senso di troppo pieno.
Alcuni anni dopo l’uscita del mio primo libro e' successo di nuovo ed eccoci qua.
Ah…non illudetevi!
Si parla di volo e di ali anche questa volta, pero' se saprete guardare in fondo in fondo, vedrete che c’e' anche un bel po’ d’amore, tra un’ala e l’altra!

A Papa',
che vola alto
libero da ogni peso,
mentre io ho ancora bisogno di un aereo
per poterlo fare.