La linea di gesso

presentazione

Giorgio Rizzi



Avevo ancora i capelli biondi quando un giorno, mentre ero in vacanza in Finlandia, mi capitò di imbattermi in un esercito di persone che cammina-vano brandendo dei bastoni ed imitando i movimenti dei campioni dello sci di fondo.
Chiamavano quello sport "sauvakävely", anche se i più apostrofavano quegli strani tipi come praticanti del "dementia walking", cioè della camminata degli smemorati, visto che si muovevano come i fondisti, ma avevano tutti apparentemente dimenticato a casa gli sci!
Tuttavia, vista la quantità di persone che cammina-vano con i bastoncini, i diversi eravamo noi, cioè quelli senza bastoni; erano i primi anni ottanta e ciò che sarebbe diventato il fenomeno Nordic Walking nel mondo, in Finlandia era un vero tormentone che coinvolgeva ed appassionava una parte preponde-rante della popolazione, senza distinzione di età, di fisicità e di fascia sociale.
Per sentirci un po’ di meno le pecore nere del gruppo, anch'io e Daniela comperammo i nostri primi bastoni e cominciammo a zampettare qua e là da veri "dementia walkers".
Le ferie finirono troppo in fretta e presto ci ritrovammo in quel di Como, a passeggiare bastonati sul lungolago ed a subire i frizzi e lazzi della gente: "avete dimenticato gli sci?", "guardate che qua non ce n'è di neve" e così via.
Confesso che la mia natura di bastian contrario prese il sopravvento e il fatto stesso che la gente ridesse al nostro passaggio sancì il mio matrimonio, fino a che morte non vi separi, con questo sport, che mi forniva l’occasione di intraprendere una strada diversa dalla massa, spostando per la prima volta la mia testa di sprinter incallito verso uno sport di fondo.
Allora in Italia non si sapeva neppure cosa fosse questa strana attività, ma scoprimmo presto che in Svizzera, cioè a tre chilometri da casa nostra, il Nordic Walking era una realtà ben consolidata sia a livello amatoriale che agonistico.
Cominciò così, oltre confine, la grande avventura che ci avrebbe portato alle licenze di istruttore, di formatore sportivo, di giudice di gara, alla fondazione della nostra scuola, a centinaia di partenze in eventi agonistici internazionali, alla partecipazione a svariate edizioni dei campionati del mondo, dei campionati europei, di Europa Cup e di coppa del mondo, a tante classiche internazionali, a tanti titoli, a tante medaglie e a tante soddisfazioni.
Tanti, ma davvero tanti anni dopo, il Nordic Walking arrivò anche in Italia; comparvero numerose scuole, sigle, istruttori, ognuno con la propria tecnica, ognuno con la propria filosofia, ognuno convinto di essere il primo arrivato.
La situazione si è rapidamente e caoticamente evoluta, complice una legislazione quanto meno farraginosa ed ormai alcune associazioni raccolgono migliaia di praticanti.
Nonostante in ognuna delle sigle che caratterizzano il Nordic Walking italiano si possa identificare qualche professionista di buona levatura, è innegabile che la strada intrapresa sia stata quanto meno disordinata, in ossequio all’arte di arrangiarsi e di speculare che caratterizza il Bel Paese.
A fronte di scuole che si muovono con sufficiente serietà e competenza, i buchi della legislazione e l’ignavia degli organismi super partes hanno consentito ai soliti furbetti di trasformare alcune associazioni in veri brevettifici, dove in pochi giorni si partoriscono istruttori fatti giù con lo stampino, con la finalità di gettare ragazzotti senza preparazione alcuna per la strada, a fare incetta di malcapitati da introdurre a strane attività con i bastoni in mano secondo le regole del marketing e del profitto.
La nazione si è così popolata di numerosi praticanti di bislacchi tentativi di deambulazione bastonata, raramente definibile Nordic Walking, che di questa nobile arte conservano solo le scritte e i loghi stampigliati su sgargianti tute, cappellini, marsupi, zaini e chissà cos’altro.
Le nostre scelte, invece, sono state da subito chiare e, a nostro parere, le uniche percorribili; abbiamo deciso di demandare la nostra formazione, come Nordic Walkers prima e come istruttori poi, a scuole riconosciute a livello internazionale, scegliendo di recarci in Germania per frequentare la scuola più prestigiosa d’Europa: quella del cinque volte campione del mondo.
Abbiamo inoltre affidato il nostro aggiornamento professionale alla frequentazione dell’ambiente agonistico internazionale, che offre eccellenti opportunità di incontro e di scambio di idee con professionisti di elevato spessore e consente di approfondire argomenti tecnici e biomeccanici senza condizionamenti locali o nazionali.
Tutto ciò ci ha gratificato e i volti soddisfatti dei nostri allievi ci confermano che a volte la strada più tortuosa e più difficile porta a mete più elevate rispetto all’autostrada larga e liscia, dove basta pagare il pedaggio al casello e in un attimo si raggiunge la meta.
Il risultato è che oggi ci capita sempre più spesso di accogliere presso la nostra scuola istruttori di altre sigle i quali, alcuni con fare circospetto, quasi da carbonaro, altri in maniera più esplicita ed evidente, vengono a chiederci aiuto.
I più lamentano che durante il corso istruttori ci si sia perduti spesso in concetti altisonanti, corporativistici o di marketing, senza tuttavia approfondire adegua-tamente le questioni tecniche o comunque le cose pratiche e maggiormente utili per imparare ad insegnare.
Capita così che, alla prima domanda un po’ esigente da parte di uno degli allievi, i neo istruttori non siano in grado di dare risposta alcuna, denun-ciando così la loro impreparazione e il loro conse-guente imbarazzo.
Accogliamo tutti come graditi ospiti e a tutti proponiamo il nostro corso, pomposamente definito “corso di aggiornamento interaccademico”, che in realtà non si sviluppa in maniera così diversa dal normale corso base, quello che frequentano gli allievi senza alcuna esperienza precedente.
A prima vista sembrerebbe strano dovere proporre praticamente lo stesso programma a neofiti e istruttori formati ma, solitamente, già dopo le prime parole, riusciamo a vedere come concetti fonda-mentali di carattere biomeccanico, fisiologico, anatomico e motorio, siano molto spesso totalmente sconosciuti.
Ci fa allora piacere sentirci, in quel momento, attori privilegiati della qualificazione di qualcuno che, da domani, saprà divulgare in maniera più rigorosa la nostra attività sportiva, in cambio di due soldi e senza bisogno di acquistare ogni sorta di gadget.
Naturalmente poi ci sono i furbetti della compagnia, siamo pur sempre in Italia, cioè quelli che si fingono allievi, pur avendo già in tasca una qualunque tessera di istruttore, per venire di nascosto a vederci al lavoro…
Statisticamente ne abbiamo uno o due per corso e li sgamiamo in circa quindici secondi, ma non diciamo nulla, fingiamo di stare al gioco e li lasciamo fare, anche perché ci facciamo sempre grasse risate alle loro spalle e tanto ci basta.
Ormai abbiamo sufficiente mestiere per metterli in difficoltà, tirando fuori difetti che neppure loro immaginavano di avere e talvolta, ma guarda che carogne che siamo, additandoli agli altri neofiti come il cattivo esempio da non seguire.
Finisce spesso che qualcuno tra quelli che sono stati più strapazzati realizza che fino a lì davvero non gli avevano insegnato nulla, si affeziona, si dichiara e non ci lascia più; forse siamo simpatici noi o, più probabilmente, la qualità, chi la vuole notare la nota.
In effetti il Nordic Walking non è uno sport facile, come sembrerebbe in apparenza e come si vorrebbe far credere.
Al contrario, è uno sport dagli elevatissimi contenuti tecnici, che richiedono di conseguenza insegnanti eccellenti, in grado di trasmettere concetti spesso molto specialistici ad un pubblico multiculturale.
Chi pensa che se ne possa fare uno sport liquidabile con quattro lezioncine, due concetti da prima elementare, due risate e tanto spirito di compagnia, commette un errore davvero grossolano.
Nella mia esperienza professionale non faccio fatica ad affiancarlo, dal punto di vista dell’impegno tecnico e della precisione richiesta nell’esecuzione del gesto, al pilotaggio di un aereo, l’altra mia perversione, almeno di quelle che si possono confessare in un libro senza finire in gattabuia.
La finezza manuale richiesta è la stessa, la percezione dei propri gesti è la stessa e la capacità di autoanalisi dell’errore ed immediata e cosciente autocorrezione è la stessa.
Probabilmente solo il fatto che nel Nordic Walking l’errore non si paghi con la vita, come invece capita spesso in volo, consente a tanta gente di quella con i gradi cuciti sulle maniche di essere ancora operativa e di continuare a svilire con il pessimo esempio un’arte che altrimenti sarebbe nobilissima.
Non so se ho trascorso più ore della mia vita ai comandi di un aereo o con i bastoni tra le mani, ma in entrambi i casi le ore si contano a migliaia e credo quindi che la mia impressione sia avallata da adeguata esperienza.
Se è pur vero che il bastone è da sempre stato complementare al cammino da che l’uomo calpesta il pianeta Terra, è altrettanto vero che non tutto ciò che si fa con un bastone in mano può essere definito Nordic Walking: così come non basta impugnare una racchetta per essere un tennista, lo stesso vale per i bastoni, il cui mero utilizzo non ci consente di spacciarci per Nordic Walkers. L’arcano è tutto qua.
Per quanto ci concerne, sia come agonisti che come istruttori, abbiamo passato centinaia di ore a cercare un centesimo di secondo in meno nell’esecuzione del passo, o intere serate fino a notte fonda, in riunione tra docenti, a mimare come si sganci correttamente un mignolo dalla manopola, o come si sostenga l’alluce nella parte terminale dell’elica podalica, o con quali parole sia meglio spiegare il concetto di conflitto sub acromiale.
Tutto questo alla ricerca della perfezione, perché, a fronte di questa implicita difficoltà tecnica, quando ben praticato e, quindi, quando insegnato da professionisti preparati, il Nordic Walking è uno sport adatto a qualunque persona ed a qualsiasi età.
Se da un lato consente agli atleti di svolgere agonismo ad alto livello, dall'altro canto si rivela ideale per chi vuole tenersi in forma, buttare giù un po’ di pancetta, o evitare che gli effetti del tempo abbiano facile gioco sul proprio fisico.
Praticando il Nordic Walking il corpo lavora di più ma si stanca di meno e gli effetti benefici non tarderanno a manifestarsi; anche chi è convalescente da un malanno o da un trauma, potrà trovare in questa pratica un efficace mezzo di recupero.
E allora coraggio, bastoni e via: sceglietevi un istruttore competente, non importa di quale sigla o con indosso quale casacca; la cosa importante è che sia bravo, appassionato, preparato e che entri subito in empatia con voi.
Sceglietene uno che sappia fare danzare la biomeccanica sulla punta delle dita e che conosca l’anatomia e la fisiologia umana a livello di essere in grado di discuterne alla pari con medici e professioni-sti del settore.
Sceglietene uno che abbia voglia di “rompere” e che non vi faccia pregustare già dalla prima lezione l’escursione in montagna, la foto buffa al tramonto e altre attività collaterali, ma che abbia volontà e capacità di sviscerare con voi il gesto tecnico, adattandolo alla vostra peculiare struttura ed esigenza fisica.
Sceglietene uno che vi spieghi il perché delle cose fino alla noia, dato che è solo conoscendo il perché delle cose che si può essere consci di ciò che si fa, uno che vi sgridi perché una sola delle vostre falangi si muove in maniera meno che perfetta e che vi motivi la cosa secondo rigidi principi biomeccanici e fisiologici, non nascondendo la sua impreparazione dietro il silenzio o con il fatto che “nella nostra scuola si fa così”.
Sceglietene uno che sappia dare risposte eccellenti a domande eccellenti.
Scegliete un istruttore, un docente, un mentore, perché questo vi serve per potere imparare.
Per fare le passeggiate, per stringere amicizie, per scattare foto buffe, per danzare, per aggregarvi, invece, non serve un istruttore: basta che vi rivolgiate all’animatore di un villaggio turistico.
E, soprattutto, non provateci da soli: non basta, come qualcuno dice, "portare a spasso due bastoni", non basta "gettare il cuore oltre i bastoncini", non basta andare per boschi in compagnia gustando la natura.
La finalità di questo sport non è quella di accompa-gnare allegre brigate di amici a trovare la tana di un chiurlo, o a visitare il caseificio montano per assaggiare il formaggio dell’alpe, o a vivere tramonti dai colori mozzafiato, o a svolgere pii pellegrinaggi presso il santuario più in voga.
Il Nordic Walking è una attività sportiva finalizzata al benessere psicofisico o all’agonismo e, una volta in possesso di una tecnica corretta e completa, ognuno potrà tenere il passo che vuole; da una seduta tecnica a ritmi rilassanti all'agonismo di alto livello, poco muta nell'esecuzione tecnica e questo risolve una delle problematiche insite in molti altri sport, dove spesso gli amatori si mettono fisicamente nei guai cercando di imitare le performances dei loro campioni preferiti.
Col Nordic Walking al contrario, qualunque sia il ritmo tenuto dall'atleta, la motricità del corpo rimarrà sempre entro limiti di assoluta correttezza, evitando possibili infortuni o comunque errori tecnici e biomeccanici che potrebbero fare male all'amatore ma che, per la verità, non si vedono neppure nell'agonismo a livello mondiale.
Quanto segue in queste poche pagine è la raccolta di brani ed articoli apparsi su riviste e quotidiani, nostri complici nel dare spazio e visibilità ad uno sport misconosciuto.
Sono alcune istantanee della nostra storia di amore con il Nordic Walking, un amore nato dal brivido di volere essere diversi, ma che si è trasformato in una sfida che reiteriamo quotidianamente, portando avanti a testa alta le nostre idee, le nostre tecniche di insegnamento e i nostri risultati agonistici internazio-nali.
È la storia di una semplice linea di gesso, fragile e sottile, ma tracciata con passione e caparbietà in direzione opposta a buona parte del nostro settore, il cui business viaggia ormai su una autostrada facile, larga ed asfaltata.
La nostra linea di gesso è lì, è sempre stata lì e verrà tracciata nuovamente ogni volta che le tempeste della vita e del guadagno cercheranno di cancellar-la.
Se la vorrete seguire avete già capito che non sarà la scelta più facile; che poi sia la migliore, lo lasciamo decidere a voi.
 

A due bastoni,
che hanno cambiato per sempre la mia vita
e a tutte le persone per bene

che ho incontrato lungo il cammino.