Il Natale, quando arriva arriva...

Giorgio Rizzi
Pubblicato su "Como e dintorni" n. 72 - dicembre 2009




Vagabondavo l’altro giorno in un blog del quale mi aveva incuriosito il nome e nel quale contavo di trovare qualcosa che mi riguardasse da vicino, personalmente o geograficamente parlando.
Come spesso capita, invece, mi sono trovato in uno spazio profondamente pervaso dall’ideologia, non diciamo di che parte per la par condicio e, in fondo in fondo, da una certa rabbia latente e da una malcelata voglia di dissacrare qualsiasi cosa, senza peraltro proporre nulla di costruttivo in alternativa.
Questa non e’ certo una novita’, perche’ la nostra societa’ e’ talmente pervasa da tensioni di ogni genere, siano esse razziali, politiche, religiose o chissa’ cos’altro, che quella “Italia della concordia” che secondo i politici di diverse ed opposte fazioni potrebbe rappresentare una via d’uscita per il nostro paese, mi pare che sia davvero un’utopia irrealizzabile.
Sara’ che io sono comaschissimamente pessimista, ma a me pare che la maggior parte delle azioni e delle parole spese in questa nazione abbiano piu’ la finalita’ di distruggere o demonizzare chissa’ quale nemico, piu’ o meno reale, piu’ o meno esistente, piu’ o meno stereotipato, che non quella di costruire qualcosa per il futuro.
Sempre a mio personalissimo parere, questo modo di fare arriva a livello capillare, spingendosi persino all’interno di siti internet che dovrebbero essere una strada in piu’ per dialogare, conoscersi, capirsi e confrontarsi serenamente.
Stavolta pero’ il blog che visitavo mi ha colpito in maniera particolare; ad essere messo sul banco degli imputati era nientemeno che il Natale.
Ora, per sgomberare il campo da ogni fraintendimento, io cerco di essere il piu’ possibile rispettoso di chi e’ “diverso” da me, sia per motivi razziali, sessuali, ideologici o quant’altro; continuo altresė a pensare che se qualcuno fa propria un’ideologia e’ perche’ in buona fede la considera la migliore ed il fatto stesso di conoscere persone che apprezzo moltissimo e che ideologicamente sono ai miei antipodi, mi dimostra che evidentemente c’e’ del buono anche nelle idee diverse dalle mie.
Visto che ragiono cosė, mi risulta difficile mettere in discussione una festivita’ come il Natale che, al di la’ dei suoi contenuti religiosi, rappresenta comunque un fenomeno culturale, un’occasione per stare insieme, un momento di tregua dal lavoro, un momento in cui tutti si ricordano di avere parenti ed amici, un momento in cui piu’ facilmente si e’ disposti ad essere aperti e solidali.
Certo, se andiamo a frugare nei libri di storia scopriremo che il Natale e’ qualcosa che esisteva gia’ prima del Cristianesimo, sotto forma di culto dedicato al Dio Sole e potremo anche imparare che in realta’ il 25 dicembre poco c’azzecca con la vera data di nascita di Gesu’ Cristo, ma e’ forse maggiormente mutuato dalla vicinanza col solstizio d’inverno, il giorno che segna la rinascita del Sole, dato che e’ da quel momento che le giornate ricominciano ad allungarsi.
Potremo anche scoprire che nei Vangeli molte simbologie cristiane, quali la stalla di Betlemme, il bimbo avvolto in fasce e altre forme di iconografia che arricchiscono il presepe, sono state scopiazzate da altri culti o da altri testi, ma alla fine, cosa cambierebbe?
Quando avessi ben dimostrato che Gesu’ Bambino e’ nato il 4 marzo, che era lunedė e per giunta pioveva e che quindi il Natale e’ una bufala cosmica, cosa cambierebbe?
Quando avessi dimostrato che il Bimbo non fu avvolto in fasce, ma in un elegante tutina prodotta da una nota azienda comasca che si occupa di queste cose, cosa cambierebbe? Per chi vive il Natale cristianamente, non sono questi i fatti che cambiano una fede.
Il cristiano sa che le Sacre Scritture sono piene di simbologie e non sta a guardare se per davvero Adamo fu plasmato dal fango, Eva dalla sua costola (ma molti traduttori sostengono che fosse una scapola), se davvero il diluvio universale annego’ il genere umano e se Gesu’ nacque in una mangiatoia piuttosto che al Bethlehem Hilton Palace; sa che i Vangeli furono scritti migliaia di anni fa, in un linguaggio poetico che fosse comprensibile alla povera gente di allora, la cui stragrande maggioranza aveva una cultura meno che minimale e sa che poi i sacri testi passarono per mille mani e mille traduttori, quindi e’ inutile stare a fare cavilli su una mangiatoia che forse era una grotta o su una stella cometa che, se considerata astronomicamente parlando, muta date e luoghi della nativita’.
Per chi vive il Natale da cristiano, questo giorno non e’ semplicemente il compleanno di un uomo, come immaginava il sergente Hartman di Full Metal Jacket che fece marciare le sue reclute al canto di Happy Birthday Jesus Christ.
Per chi vive il Natale da cristiano questa e’ una ricorrenza sacra densa di contenuti, al di la’ del Panettone e del presepe.
Per chi, invece non e’ credente o non e’ cristiano, Natale rappresenta comunque una bella festivita’ nella quale si ha modo di stare insieme, di tornare a casa, di essere un po’ piu’ lieti e rilassati.
I flussi migratori in questi ultimi anni hanno accentuato questo significato laico del Natale; quanti sono gli immigrati accolti dalla nostra citta’ i quali, se pure professanti una religione diversa dal cristianesimo, approfittano del Natale e della conseguente liberta’ dal lavoro e dalle scuole per riunirsi alle famiglie?
E quanti anziani, che magari non sono mai andati in chiesa durante tutta la vita, aspettano con gioia l’arrivo del Natale perche’ il figlio, trasferitosi lontano, verra’ a trovarli?
E quante altre persone, di qualunque fede ed ideologia, si lasceranno contagiare dal clima irripetibile di quelle giornate ed avranno un occhio di riguardo per chi sta loro intorno, altro non fosse che per sorridere per la prima volta ad un vicino di casa incontrato in ascensore e dirgli “Buon Natale”?
Ecco allora che volersi a tutti i costi incaponire contro una festivita’, solo perche’ attualmente ”gestita” da una religione alla quale si e’ ideologicamente avversi, vuole dire essere contro anche a tutti quegli aspetti che di religioso non hanno nulla, ma di sociale tanto.
Volere a tutti i costi togliere il “copyright” di una festivita’ a chi attualmente la celebra, non cambia nulla a chi in questa festivita’ crede religiosamente, ma alimenta solo quella campagna di odio e di separazione che e’ l’ultima cosa che si vorrebbe, in una nazione che poi ogni giorno predica la tolleranza.
La tolleranza, o meglio l’accoglienza, e’ qualcosa che deve andare oltre il “politicamente comodo”; essere tolleranti vuole dire accogliere anche chi quando va a votare fa una croce su un simbolo diverso dal proprio o che manifesta una religione diversa dalla propria.
Essere tolleranti vuole dire rispettare, di conseguenza, anche chi costituisce un simbolo per chi e’ diverso da noi e chi diffonde messaggi diversi da quelli che si vorrebbero sentire, magari usando proprio quel linguaggio poetico e quelle simbologie natalizie la cui rigorosita’ storica si vorrebbe mettere in dubbio.
Io confesso la mia profonda ignoranza e non voglio qua mettermi in confronto con gli intellettuali e gli storici, ma a me, anima semplice, il Natale sembra una festivita’ densa di contenuti: che io poi vada a Messa di Mezzanotte o la stessa sera legga il Manifesto o preghi Allah, non cambia nulla.
Ma perche’, mi domando io, anima semplice, non riusciamo a carpire quanto c’e’ di buono nelle cose, senza dividere a lotti il “buono” e il “non buono” esclusivamente a seconda della provenienza politica, ideologica e religiosa?
A mio parere lo spirito di Natale e’ proprio questo: poco importa se siamo bianchi o neri, cristiani o musulmani, leghisti o terroni, di destra o di sinistra.
La storia, la tradizione, la religione o quello che volete voi ci mettono a disposizione un momento di riflessione e una pausa dalle attivita’ quotidiane; proviamo ad approfittarne, per cercare di tirare fuori il meglio che c’e’ in noi e metterlo magari a disposizione di chi ci sta vicino.
Io dico che ne vale la pena; in mezzo a tanta gente che pensa solo a demolire, a dissacrare, a demonizzare, a dividere con l’accetta tra il “politicamente corretto” e il “politicamente sbagliato”, a volere trovare il lato negativo e sporco delle cose a tutti i costi, quando magari non c’e’ neppure, credo che sia indispensabile almeno una volta l’anno provare a prenderci per mano e capire che c’e’ del bello e del buono anche in quell’amico la’, che vota per un altro partito, che e’ musulmano, anche se io sono cristiano, che e’ terrone, anche se io sono comasco.
Buon Natale a tutti; qualunque sia la vostra fede e il vostro colore della pelle lasciamoci pervadere da questa festa e, se per caso lo spirito natalizio ci fara’ essere persone migliori anche per il resto dell’anno, tanto meglio.

Il Natale, quando arriva arriva…