La vaccinazione nello sportivo: come e perche'

Torino, 23 febbraio 2003


Intervento di Giorgio Rizzi



Si e' volta a Torino una interessante tavola rotonda che ha visto coinvolte diverse personalita' della medicina, del giornalismo e dell’industria farmaceutica.
Oggetto della discussione la vaccinoprofilassi nell’atleta professionista, un argomento di grande interesse in quel momento, visto l’epidemia di influenza particolarmente virulenta ed invalidante che ha colpito gran parte della popolazione ed ha costretto anche molti calciatori professionisti a disertare i campi di gioco.
Oltre che dai relatori, la riunione e' stata onorata dalla presenza di Marcello Lippi, allenatore della Juventus; presenti anche il Dr. Enrico Castellacci, presidente della L.A.M.I.CA, la Libera Associazione dei Medici Italiani del Calcio e il Dr. Riccardo Agricola, Medico sociale della Juventus, alle prese proprio in quei giorni con i postumi dell’influenza che aveva messo KO diversi giocatori.
L’incontro ha visto alternarsi sul palco diversi relatori che hanno fornito la propria chiave di lettura per cio' che concerne il rischio di infezioni nello sportivo e la pratica della vaccinoprofilassi ed e' stato seguito da un vivace dibattito.
L’auspicio e' che da questo incontro possano essere scaturite maggiori chiarezze e consapevolezze sull’argomento vaccinoprofilassi.

Programma del congresso


Introduzione
E. Castellacci
Presidente L.A.M.I.CA

Virus influenzali e virus mutanti
A. Zanetti
Istituto di Virologia – Universita' Milano
Esercizio fisico e sistema immunitario
G. Rizzi
Direttore Scientifico Il Medico Sportivo
Vaccini di nuova generazione: tecnologia virosomale
R. Soncini
Direttore Medico Berna Biotech Italia
Vaccinazioni degli atleti che viaggiano: chi, come e quando vaccinare
V. Nicosia
Dipartimento Salute ENI
Conclusioni - Vaccinazioni e sport: un binomio di sanita' pubblica
V. Carreri


Esercizio fisico e sistema immunitario
G. Rizzi
Direttore Scientifico Il Medico Sportivo


Recenti episodi hanno attirato l’interesse della comunita' scientifica sul rischio di infezione nell’atleta. Appare difficile pensare che uno sportivo professionista, a dispetto della sua forma fisica, delle corrette abitudini di vita e dei numerosi controlli medici ai quali e' sottoposto, possa risultare particolarmente esposto alle infezioni in generale ed alla epidemia influenzale in particolare.
In realta' oggi sappiamo che esiste un momento preciso della vita dell’atleta durante il quale il sistema immunitario si trova in condizioni di non potere garantire una adeguata risposta nei confronti dei patogeni. E’ noto ormai da un secolo che i linfociti vengono attivati nel sangue prima e durante l’esercizio fisico; tuttavia, mentre la concentrazione dei neutrofili continua ad incrementarsi anche nel periodo post esercizio, la concentrazione dei linfociti si riduce notevolmente dopo l’esercizio stesso. (fig. 1)

Si assiste quindi ad un calo generalizzato dell’attivita' del sistema immunitario nella fase post esercizio; questo fenomeno viene definito come “open window”. (fig. 2)

Questo fenomeno viene rilevato in diverse condizioni di stress fisico, quali l’esercizio, la chirurgia, le ustioni, i traumi, l’infarto miocardico acuto e le infezioni severe e dimostra che l’immunologia sportiva puo' essere uno strumento utile alla comprensione dei fenomeni adattativi del sistema immunitario durante stress fisici di vario genere.
Durante la fase di open window il soggetto viene quindi a trovarsi in una situazione di particolare rischio di infezioni.
Per un atleta e' facile immaginare come questa condizione corrisponda ad un momento in cui la possibilita' di contatto con patogeni e' particolarmente elevata: immediatamente dopo una gara, infatti, l’abbraccio dei tifosi, la permanenza negli spogliatoi insieme ad altre persone, il vapore acqueo delle docce, l’aria condizionata degli ambienti o dei mezzi di trasporto, rappresentano un veicolo ottimale attraverso il quale possono essere contratti agenti potenzialmente infettivi.
La fase di “open window”, ha una durata estremamente variabile sia nel soggetto che nella popolazione; si attesta su tempi oscillanti tra le 3 e le 72 ore, in funzione del livello immunitario basale del soggetto e si concretizza in un elevato rischio di infezioni in corso di allenamento intensivo o durante le due settimane seguenti eventi sportivi di particolare impegno atletico.
Esistono poi diverse concause che contribuiscono ad elevare la suscettibilita' dell’atleta alle infezioni: gli elevati ritmi respiratori, la conseguente secchezza delle mucose orali e l’aumento della viscosita' del muco, comportano una ridotta clearance a livello nasale e tracheale; fattori dietetici ed insufficiente apporto di componenti nutrizionali essenziali ((glutamina, arginina, L-carnitina, acidi grassi essenziali, vitamina B6, acido folico, vitamina E) possono ridurre la mobilizzazione linfocitaria.
I microtraumi muscolari, anche se in una fase iniziale portano all’espressione della proteina C reattiva e di altri fattori che stimolano le funzioni immunitarie, comportano poi un sequestro leucocitario nella sede del trauma stesso ed il rilascio di radicali liberi.
E’ stato anche osservato come un’alta concentrazione ematica di catecolamine, adrenalina e noradrenalina corrisponda alle fasi di maggiore attivazione linfocitaria, mentre la fase successiva all’esercizio, francamente cortisolica, sia corrispondente alla riduzione della concentrazione linfocitaria.
Cio' dimostra che esiste un legame tra stress psicologico, sistema endocrino, sistema nervoso e sistema immunitario.
Anche l’eta' gioca un ruolo importante: al fine di analizzare la capacita' di mobilizzazione dei linfociti nel sangue, e' stato eseguito uno studio in soggetti giovani ed anziani.
Nello studio 10 soggetti anziani (eta' 76 -80) e 10 soggetti giovani (eta' 19 - 31) sono stati sottoposti ad un esercizio al cicloergometro della durata di 20 minuti; i campioni di sangue sono stati prelevati prima e dopo il test.
I risultati mostrano come i soggetti giovani abbiano avuto una mobilizzazione linfocitaria decisamente superiore agli anziani. (fig. 3)

E’ interessante notare come, sia l’esercizio fisico di lieve intensita' o durata, sia esercizi piu' intensi e prolungati sono in grado di attivare i linfociti nel sangue, ma solo sforzi prolungati e/o di elevata intensita' producono immunosoppressione nella fase post esercizio; intendiamo per esercizio prolungato quello di durata superiore all’ora e per esercizio di elevata intensita' quello superiore al 70% VO2 max. (Massima Capacita' Aerobica)
La figura 4 mostra come il rischio di infezioni delle vie aeree superiori vari grandemente in funzione dell’attivita' fisica, essendo minimo in concomitanza ad attivita' fisica moderata e piu' elevato nei soggetti sedentari o sottoposti ad attivita' intensa.

La riduzione del rischio passa attraverso diverse metodiche:
E’ innanzitutto opportuno minimizzare l’esposizione ai patogeni, riducendo la permanenza negli spogliatoi, i contatti col pubblico e/o con persone infette.
E’ consigliabile un adeguato apporto dietetico di aminoacidi, antiossidanti e fibre, ma soprattutto e' fondamentale ottimizzare l’allenamento.
Un soggetto ben allenato sa esprimere un lavoro muscolare superiore e quindi ridurre lo sforzo fisico che da adito alle fenomenologie sopra descritte; inoltre un soggetto allenato respira in maniera meno affannosa ed e' meno esposto al rischio di microtraumi.
A questo proposito si raccomanda anche l’utilizzo di attrezzature idonee; questo consiglio vale soprattutto per gli atleti amatoriali, spesso tentati di usare un certo tipo di attrezzatura solo perche' e' quella utilizzata dal campione preferito, ma non per questo necessariamente la piu' idonea per il soggetto.
La riduzione dello stress psicologico porta indubbi vantaggi anche se e' spesso di difficile attuazione.
Molto piu' realisticamente e' invece possibile praticare la vaccinoprofilassi, per tutte quelle patologie per le quali e' disponibile un vaccino.
La vaccinoprofilassi e' caldeggiata in tutti i soggetti a particolare rischio, quali gli anziani, i diabetici, i cardiopatici, i portatori di BPCO; e' opportuno che il medico ed il medico sportivo in primo luogo, si abitunoi a considerare l’atleta, soprattutto il professionista, quale un soggetto a rischio e lo sottopongano pertanto alle opportune manovre vaccinoprofilattiche.



Bibliografia:

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