Ho
aperto gli occhi ma, non ancora del tutto desto, lascio
vagare la mente per qualche attimo nei folli pensieri del
dormiveglia.
Buongiorno.
La calda voce di Daniela giunge a
scuotermi definitivamente dal mio torpore.
Con un gesto reso automatico dallesperienza, gli
occhi si volgono verso la finestra, cercando di capire
dalla luce che trafila dalle persiane chiuse quali
possano essere le condizioni del tempo.
Le imposte si
spalancano, lasciando filtrare nella stanza il pallido
sole che illumina la dolce campagna danese; una luce che,
se dalle nostre parti farebbe presagire una giornata
appena passabile, a queste latitudini quasi fa pensare al
miracolo.
Dunque mi devo proprio alzare; non ricordo di avere
passato mai una notte cosi' inquieta, e si' che in genere
non sono proprio un campione di sonno...
Mille fantasmi, mille paure, la preoccupazione di avere
tralasciato qualche particolare, mi hanno fatto compagnia
per lungo tempo, mentre due occhietti rossi e maligni, i
led del caricabatterie impegnato a pompare preziosi
milliampere nella radio, mi hanno spiato a lungo.
Perfetto! Cosi' saro' piu' rimbambito del solito, mentre
tutti gli altri arriveranno al campo in ottima forma,
ristorati da una solenne dormita in mezzo a questi
favolosi piumini che i nordici confezionano da gran
maestri.
In effetti questa volta qualche buona ragione per non
dormire ce lavevo: oggi e' il gran giorno! Fly off
del quarto campionato europeo per alianti aerotrainati;
gia' un sogno potervi partecipare, ma per me, tra gli
unici dilettanti puri in un mondo di professionisti,
lidea di arrivare fino alla finale tra i top 30 in
Europa, era semplicemente unutopia.
Soprattutto dopo quello che avevo combinato
laltroieri quando andando abbondantemente fuori
tempo e fallendo miseramente latterraggio, avevo
fatto precipitare la squadra dal quarto
allundicesimo posto.
Ma evidentemente ogni tanto i miracoli succedono ed oggi
siamo qua, stupiti certo, ma senza alcuna voglia di
dichiararci paghi e di vendere la pelle a basso prezzo.
Silenzio tombale sul pulmino che ci porta al campo,
ognuno solo con i suoi pensieri, tutti bene in forze dopo
una prima colazione che da noi sarebbe un pranzo nuziale.
Sul rimorchietto sonnecchiano i modelli, tra i quali il
mio Discus; gia', il Discus! Quattro metri di fibra di
vetro e kevlar, sapientemente sagomati secondo le forme
suggerite da un computer dellUniversita' di Colonia
dalle abili mani di un artigiano tedesco; una vera
formula uno del cielo, marche I-CDOC, Oscar Charlie per
gli amici.
Arriviamo: unocchiata alla start list e vedo che
sono tra gli ultimi a lanciare.
Ogni tanto qualcosa viene
concesso dalla fortuna: potro' guardare andare via i
migliori e capire dalle loro evoluzioni dove si trovino
le ascendenze.
Una formula di gara estremamente semplice: traino per
tutti alla stessa quota, dieci primi di planata, un punto
per ogni secondo volato, due punti negativi per ogni
secondo in piu' od in meno ai dieci minuti.
Tutto questo aggiunto ad un coefficiente di precisione ed
eleganza in atterraggio. Semplice! Semplice e spietato! Nessun margine per gli errori, niente contro
cui recriminare tranne che la tua palese imbranataggine.
Aspetto buono buono un paio dore, guardando ed
invidiando gli altri che sembrano non sbagliare mai, poi
tocca a me.
Rapidi controlli, cavo steso, pollice alzato ed il
trainatore da' tutta manetta: in un attimo siamo in volo.
Non ce' bisogno di parlarci: la salita e' gia'
stata pianificata nel briefing pre-volo; abbiamo chiarito
dove, come e quando voglio le virate, quale rateo di
salita e quali assetti al momento dello sgancio.
Laereo-madre va su sicuro ed io gli sto dietro,
fiducioso come un cucciolo. Salita rapida, poi
laltimetro scatta liberando il cavo mentre il
traino vira secco a sinistra, levandosi di torno per non
creare ulteriore turbolenza.
Tiro su il muso al Discus, spremendo gli ultimi
centimetri di quota, passo sui riferimenti del traguardo; con teutonica precisione il cronometrista mi conferma:
Oscar Charlie, good start! - Daniela fa
scattare il cronometro e sono in gara.
Dieci minuti di agonia, sudando, gemendo, imprecando e,
soprattutto, prendendo decisioni, pregando Dio che non
siano come sempre tutte sbagliate.
Trovo subito una discreta ascendenza, ma mi sembra che
vada un po troppo in la'; la lascio sperando in
qualcosa di piu' vicino.
Niente, perdo quota, vado a
spasso per il cielo senza meta, invidiando gli altri che,
ovviamente, hanno unidea molto precisa di cosa fare; trovo si' e no uno zero; buono anche questo, non
molliamolo.
Secondi che non passano mai, virate che sembrano sempre
sbilenche, giuro che questa e' lultima volta, ma
chi me la fa fare!
Dico sempre cosi' e poi...
Quattro minuti, forse qualcosa a salire, vuoi vedere che
ce la facciamo? Aggancio bene, sono dentro, cerco di fare
delle spirali decenti.
Impegnato come sono a tenere il direzionale con un pollice ed a contrastare l'overbanking
con l'altro non mi accorgo
del tempo che passa, fino a che non arriva lurlo: sette primi! Tre minuti per mettere giu' la
bestia!
Le dita scattano in automatico ad azionare il comando degli aerofreni
e Oscar Charlie, muso basso e sibilo costante, comincia a sprofondare
nella sua lenta ma decisa discesa verso la madre terra.
Arrivo a quota di circuito; da qui parte il
giudizio di eleganza, importante, spesso dirimente a
questi livelli competitivi.
Tornano utili le migliaia di
circuiti aeroportuali fatti, questa volta da pilota
vero, su altrettanti aeroporti nel mondo.
Ho velocita' da vendere, allargo troppo il sottovento,
marasma piu' completo mentre Daniela con olimpica calma,
ma come fa?, chiama il count down degli ultimi secondi.
Oscar Charlie ormai conscio del pollo che ce' ai
comandi sbuffa, tira fuori le cosiddette e ci pensa lui.
Trenta secondi, viro in finale, stai dritto, venti secondi, vieni giu' dannazione,
quindici, di nuovo gli aerofreni estesi, dieci, tieni la center line,
cinque, quattro, tre, aerofreni dentro per un dolce contatto, due, uno,
ali livellate, dieci minuti, dieci e uno, touch down!
Buono, accidenti, buono, fuori tutta la biancheria, tienilo diritto e
lascialo fermare.
Il Discus ferma la sua corsa coricandosi su di
unala; sembra soddisfatto, mi guarda con
unaria che non lascia dubbi su cio' che pensa di
me, ma intanto e' a terra, intero e forse abbiamo anche
combinato qualcosa di buono. Certo che ha unaria da
saputello...
Ronzio di stampanti laser che stilano le classifiche del
volo; arriva Gaston, meccanico ed insostituibile
tuttofare della squadra.
Pollice alzato e sorriso a
trentadue denti; col suo accento sudamericano, per nulla
mitigato da anni di permanenza in Italia mi grida -
Segundo -. Questo significhera' un quarto posto finale a
squadre ed un quattordicesimo individuale per me, nonche'
un secondo posto tra i non professionisti.
Passa la barba bianca di Werner, infallibile ed
ineffabile campione tedesco, ovviamente vincitore anche oggi; una pacca sulle spalle ed un - Gut gemacht
Ghiorghio! - che detto da un tale asso, restera' il
ricordo piu' gradito ed il piu' bel premio di questi
europei.
Serata in relax in albergo; Oscar Charlie, gia' smontato
e riposto nel cassone ronfa soddisfatto.
La squadra mi
giustizia per il casino combinato laltroieri
gettandomi vestito in piscina, facendo fuori il mio
orologio che, nelleccitazione del momento,
dimentica per un attimo di essere stagno.
Torniamo in stanza, Daniela ed io, per asciugarci. Oscar
Charlie apre un occhio e mi sibila - Festeggia campione,
festeggia, che tanto se non cero io...
Quando fa cosi' lo odio, ma il guaio e' che ha ragione
lui.
Serata in allegria, poi tutti a nanna; domani ci
aspettano molti chilometri verso casa.
E stata una lunga giornata
chissa', forse
stanotte dormiro'.

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